Israele, i drusi e l’attacco in Siria: quando la manipolazione diventa un torneo di ping pong tra professori e giornalisti.
Israele colpisce in Siria. L’obiettivo? Impedire che le milizie filo-iraniane sterminino la minoranza drusa, nel sud del Paese.
Ma se accendi la TV, leggi un giornale o scrolli i social, la storia che arriva è ben diversa: “Israele bombarda la Siria”. Punto. Il resto, sparisce.
Il gioco è sempre lo stesso, e ormai lo conosciamo a memoria.
Si apre la partita: da un lato il professore, rigorosamente “esperto di Medio Oriente”, pronto a spiegare che sì, Israele ha colpito ma… c’è sempre un ma.
Dall’altro la giornalista, spesso ammiratrice più o meno velata del regime degli ayatollah, che rilancia la palla con il solito schema: “Tensione nella regione per colpa di Israele”.
Un torneo di ping pong perfetto, dove la palla – la verità – non tocca mai terra, perché nessuno dei due nomina i drusi, nessuno ricorda che la Siria è terreno di guerra tra l’Iran e Israele da anni, nessuno spiega che, senza quei raid, la minoranza drusa rischiava il massacro.
In Italia, poi, la partita è ancora più sporca. Perché c’è sempre una parte di accademia, giornalismo e opinione pubblica che non aspetta altro che un pretesto per alimentare l’odio viscerale contro Israele. È odio puro.
Hamas? Hezbollah? Le Guardie Rivoluzionarie? Non esistono mai davvero nei titoli. Non esiste l’Iran che arma e guida. C’è solo Israele che “bombarda”, Israele che “aggrava la tensione”, Israele che “provoca”.
Il punto è semplice: chi odia Israele, non cerca la verità.
Cerca solo il prossimo titolo da scagliare come una pietra.
E la cronaca diventa solo il pretesto per la solita narrazione.
Una narrazione che non informa, ma che fabbrica nemici. E ogni volta che la palla torna in campo, il bersaglio è sempre lo stesso: gli ebrei e chi li difende.
Questo non è giornalismo. È ideologia travestita da analisi.
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