sabato 14 giugno 2025

I DIMENTICATI

Trent’anni e le minoranze continuano a sparire. Non nei libri di storia, ma sotto i nostri occhi. Massacrati, deportati, annientati. A rate, con calma, pezzo dopo pezzo. Basta essere pochi, basta essere diversi, basta non servire a nessuno. 
E il mondo? Guarda, conta i morti e volta pagina. Il nostro è il secolo breve dei popoli cancellati: un orrore senza voce, senza memoria, senza vergogna. Quando dici genocidio, la testa corre sempre lì: Ruanda, Shoah, Cambogia. Storia vecchia, ci diciamo. Morti del passato. Ma non è vero.
Negli ultimi trent’anni la macchina dello sterminio non si è mai fermata. Ha solo cambiato forma, luoghi, nomi: comunità intere scomparse a rate, tra bombe, deportazioni, campi di prigionia, sterminio culturale. Tutto silenzioso, tutto senza che nessuno abbia il coraggio di chiamarlo per quello che è: genocidio. Il loro crimine? Essere pochi. Essere diversi. Essere invisibili. 
AFRICA: IL GENOCIDIO PROGRAMMATO Ruanda, 1994. Ottocentomila tutsi massacrati in cento giorni. Con i machete, casa per casa. Le Nazioni Unite? Assenti. L’Occidente? Assente. Le potenze? A guardare, come sempre. 
SUDAN, DARFUR, 2003-2010. Trecentomila morti tra Fur, Masalit, Zaghawa. Spazzati via da milizie janjawid pagate e armate da Khartoum. Obiettivo? Pulizia etnica. 
NIGERIA DAL 2009 BOKO HARAM 37.000 morti. Chi? Cristiani, musulmani moderati, chiunque non si piega alla follia fondamentalista. 
ASIA: IL CIMITERO SENZA LAPIDI Cina, 2017. Un milione di uiguri rinchiusi in campi di “rieducazione”. Una parola elegante per dire prigioni, torture, sterilizzazioni, cancellazione della lingua e della fede. L’ONU parla di “rischio genocidio”, ma nel frattempo Pechino continua a fare affari con tutti. 
Myanmar, 2017. Rohingya. 25.000 uccisi. 700.000 cacciati. Stupri, esecuzioni, villaggi rasi al suolo. Chi ha fermato il massacro? Nessuno. 
Iraq e Siria, 2014-2017. Gli Yazidi diventano carne da macello per l’ISIS. Schiavitù sessuale, massacri, deportazioni. Genocidio riconosciuto, ma chi li ha protetti? Nessuno. 
Afghanistan, Pakistan. Sciiti Hazara. Sempre loro, sempre nel mirino di talebani, ISIS, jihadisti assortiti. Massacrati perché sbagliati. 

EUROPA: L’ODIO DI CASA NOSTRA Bosnia, 1995. Srebrenica: 8.372 musulmani bosniaci sterminati in pochi giorni. Il genocidio nel cuore dell’Europa, sotto il naso delle Nazioni Unite. Rom e Sinti. Romania, Ungheria, Slovacchia: pogrom, discriminazioni, violenze. Non serve la guerra per sterminare: basta l’odio quotidiano e il disprezzo istituzionale. 
AMERICHE: IL GENOCIDIO CHE NON FA NOTIZIA Brasile, ultimi vent’anni. Popoli indigeni dell’Amazzonia sterminati dai boscaioli, dagli allevatori, dai narcos. Tribù che scompaiono senza che nessuno batta ciglio. Canada. Almeno 6.000 bambini indigeni morti nei collegi “residenziali”. Morti di freddo, di fame, di botte. È genocidio culturale, ma sempre genocidio è. 
IL BERSAGLIO È SEMPRE LO STESSO Cristiani nel Medio Oriente, in Nigeria, in Pakistan. Musulmani: uiguri, Rohingya, Hazara. Yazidi in Iraq. Indigeni: Americhe, Australia. Rom: Europa dell’Est. 
Succede nei regimi autoritari: Cina, Iran, Myanmar, Sudan. Succede negli Stati falliti: Iraq, Siria, Afghanistan. Succede nelle democrazie corrotte: Nigeria, Brasile. 
La cultura? Bassa o manipolata. L’istruzione? Messa al servizio dell’odio. La religione? L’alibi perfetto per incendiare il mondo. IL MONDO? GUARDA E TACE L’ONU fa report. L’Occidente firma contratti. I media si indignano quando conviene. Poi passano al prossimo trend. 
Ogni minoranza che muore, muore due volte. Una nel sangue. L’altra nella memoria che non resta. LA VERITÀ E' CHE NON VOGLIAMO LEGGERE questa è la storia vera del nostro tempo: popoli sterminati a rate, minoranze spente come luci che nessuno accende più. Un genocidio progressivo. Un orrore senza fine. Senza voce. Senza vergogna. Il secolo breve dei popoli dimenticati. E il mondo? Sempre lì, a guardare.

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